Professionista o mercante?


 

L’ultima fetta di torta se n’è andata. In questo studio consumiamo in fretta tutto quanto è commestibile specialmente se è molto buono. Ma è bello pensare che era tutto un omaggio di una nostra paziente a conferma del buon rapporto, non solo professionale che si viene a creare.

Così, spesso ci si ritrova a parlare di ferie, figli, salute, lavoro su temi spesso divertenti e colloquiali purtroppo a volte anche cupi e drammatici.

Pur tralasciando la retorica del dentista-psicologo o confessore è però gratificante pensare di essere considerati adatti a raccogliere qualche confidenza.

Pochi giorni fa parlavo con un paziente dell’esame di maturità del figlio e mi sembrava assai vicino il tempo in cui il maturando era proprio il padre, già allora seduto sulla mia poltrona. Certo vuol dire essere invecchiati ma non sento rimpianto,anzi mi piace vedere il passare delle generazioni nel mio studio. Significa che pur tra inevitabili problemi si è riusciti a lasciare qualcosa di buono. Non credo ci sia nessun particolare merito personale o professionale in questo; credo che questa mia emozione sia condivisa da molti colleghi, soprattutto quelli di lungo corso con i capelli un po’ ingrigiti e credo che sia bagaglio al seguito di questa professione. Un bagaglio facile e piacevole da condurre, ma sarà sempre così?

I tentativi di ridurre il nostro lavoro ad una semplice  e meccanica compravendita si affacciano sempre più spesso sul “mercato”, che appunto si cerca di ridurre a scambio commerciale nudo e crudo.

E così tra preventivi ferrei e finanziamenti vantaggiosi, ma ben controfirmati, si perde il calore e il valore di una stretta di mano, di un rapporto di fiducia.

Nessuna professione medica potrà mai prescindere dal rapporto umano e l’odontoiatria è una professione medica; proprio la laurea in Medicina e Chirurgia in tempi ormai lontani ho dovuto conquistarmi per poter esercitare. Mi piacerebbe poter continuare a gustare il sapore della torta della mia paziente.

Marco Bellanda