Pubblicità medica


 

Fino al non remoto “decreto Bersani”, che la liberalizza, la pubblicità medica era assolutamente proibita, includendo ovviamente in questo divieto anche la pubblicità odontoiatrica.

Tutti abbiamo sempre rispettato con grande attenzione e quasi con orgoglio questo divieto che ci sottraeva alle logiche ed alle spese di marketing.

Oggi non è più cosi e, giusto o sbagliato che sia, proprio il settore odontoiatrico appare come il maggior protagonista della pubblicità medica sui vari mezzi di informazione.

Ma perché sfruttare questa liberalizzazione solo per fornire semplici indicazioni economiche, in una degradante corsa al ribasso, o stucchevoli elenchi di servizi tanto banali da essere ovvi?

In campo puramente commerciale esiste la pubblicità del detersivo, ma anche quella dell’auto raffinata o del prezioso gioiello o del modernissimo computer e più sale il livello del prodotto, più dalla mera pubblicità si cerca di virare verso l’informazione.

Perché non approfittare della possibilità offerta dal legislatore per portare anche in campo odontoiatrico ciò che più serve al pubblico: l’informazione appunto.

E’ vero si potrà trattare di informazione di parte, ma il nostro è un settore, dove le bugie hanno le gambe estremamente corte e dove il pubblico è un giudice unico e inappellabile.

Quindi non pubblicità ma informazione, se, come sembra, è impossibile sottrarsi del tutto al mercato perché ciò che non è conosciuto non esiste, usiamo i mezzi a nostra disposizione per far conoscere le nostre caratteristiche di odontoiatri, le nostre attrezzature, il nostro livello di aggiornamento.

Sarà il pubblico a decidere se quanto viene offerto vale la sua attenzione, se la salute della sua bocca deve decidersi tra una lotta tra preventivi o tra un confronto di capacità professionali.